Alla corte di Giorgetto

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Dame e Cavalieri in perfetto ordine, dopo vari squilli di tromba, singolarmente richiamati all’ Uom di Corte ad egli rendono omaggio. Sono in molti a chiedersi: ma il nostro Giorgetto dov’è vissuto in tutti questi anni? In Italia? E se così fosse, di cosa si è occupato veramente? Di politica? D’agricoltura?…o di altro?

Come profeta passa dai consigli ai moniti, transitando per la sua mente, detta il pensiero che ancora una volta prevarica i tempi e non solo.

Bravo, bravo e ancor più bravo, nel doppio sacrificio di quella lungimiranza che spesso nutre le larve del dubbio. E’ la democraticità di un Paese, oggi ad un passo da quella dose di morfina, che stordisce un popolo intero mentre, quest’ultimo, non è più figlio di questa terra.

Un mondo, quello di oggi, troppo complicato fatto a misura di professori, di tecnici e di saggi…come di tanti piccoli Giorgetti che continuano a cimentarsi tra formule matematiche, fisiche o anche solo metafisiche, troppo spesso dai tratti incomprensibili. L’occulto occultato per il solo gusto di levigare gli animi di tanti cittadini – troppi – pur di consentire all’euro di continuare a divorarci dall’interno.

Ed è proprio quando non si parla chiaro e/o quando le linee della vita diventano curve dello spread che si commette il peccato originale. Estromettere tutti per la felicità di pochi. Comportamenti tendenziosi che mirano a nascondere sempre più senza mai risolver nulla.

Un cittadino su tre precipita verso la povertà. L’esclusione sociale è diventata la malattia più contagiosa oggi conosciuta. Ormai siamo stati tutti denudati.

Ma siamo sicuri che Giorgetto vede queste cose? Le conosce sino in fondo? Certo Lui esisteva prima di me, prima ancora dei miei genitori e, magari, giocava anche a palla con i miei nonni. Lui c’era e c’è ancora oggi mentre io, giorno dopo giorno, scompaio nel silenzio di un’ inutile esistenza. Si nasce e si muore come usciti da un cilindro di un prestigiatore mentre gli altri si godono lo spettacolo grazie ai nostri titoli di coda Bot e Btp.

Bisogna stravolgere queste logiche senza però evocare finte rivoluzioni. Dobbiamo iniziare a pensare alla nostra evoluzione di cittadinanza più che alla nostra insurrezione di resistenza. Bisogna iniziare a sabotare quella condizione materiale di povertà collettiva, intervenendo proprio su quelle strutture incancrenite ed assurde che demotivano senza limiti le nostre esistenze. “Se una pianta ha le foglie secche non potremo mai sperare di salvarla se non interveniamo sulle sue radici”. Senza dubbio il problema è figlio di qualche – troppi – squilibri che qualcuno ha chiamato sofferenze sociali ma che altri, invece, chiamano austerità. 

Ma dobbiamo incominciare ad essere noi i più furbi? Populismo? Forse “amorfismo dialettico”.

Certo è che sono in molti a chiedersi: Giorgetto ancora ci rappresenta? La chiamata a Corte è stata fatta ma l’agonia…continua.

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