Cos’è cambiato dall’ 11 SETTEMBRE 2001 ad oggi?

Barcellona

Alla luce dell’attentato di Barcellona, la mente ritorna a quando tutto ciò ha avuto inizio e alla ricostruzione infelice di chi ancora oggi dice trattarsi solo di fanatici estremisti o di lupi solitari in cerca di protagonismo. Le vittime non sono like, eppure sono sempre più numerose le persone che vivono le stragi in questo modo passando sopra ai valori dalla vita e/o dell’esistenza stessa del genere umano. Sono cambiati i mezzi di trasporto con cui i terroristi commettono gli attentati ma il dolore per la perdita dei nostri cari è diventato oggi ancora più grande; ancora più straziante e profondo. Non importa se a morire siano adulti o bambini, italiani, francesi o spagnoli. Ai loro occhi Noi siamo tutti uguali ossia infedeli da punire con la morte. L’attentato di Barcellona è quindi da considerarsi un vero e proprio attacco bellico, cosi come quello avvenuto in Francia il 07 gennaio 2015 (12 morti) e/o quello del 22 marzo 2016 a Bruxelles (31 morti) o quello ancora di Nizza (84 morti) e quelli commessi in molte altre parti del mondo tutti rivendicati da gruppi terroristici di matrice islamica. Eppure ritornando indietro con la mente, a quelle immagini di quel triste e sconvolgente 11 settembre del 2001, non ci siamo ancora resi conto che il mondo è cambiato e con esso il concetto stesso di guerra. Nell’era della globalizzazione e dei social-network assistiamo increduli ad un conflitto privo di frontiere territoriali e di regole condivise. Un conflitto troppo pericoloso anche per noi perché ha trasformato la popolazione civile alla stregua di qualsiasi altra popolazione combattente tanto da poter essere minacciata e colpita in ogni angolo del mondo. Facendo riferimento proprio a questa neonata forma non convenzionale di <<nemico>>, che ci è stata attribuita per il solo fatto di essere occidentali, facciomo fatica a credere che gli strumenti dell’accoglienza e/o dell’intergrazione a tutti i costi siano da soli sufficienti a difenderci. Nonostante ciò, strage dopo strage, ci illudiamo ancora di poterci riuscire. Non ci rendiamo neanche più conto che spesso questi attentati vengono commessi proprio da soggetti che, generazione dopo generazione, sono ormai diventati cittadini europei. Persone che, al pari di qualsisia altro cittadino, sono destinatari di tutti quei diritti e di tutte quelle libertà che il mondo occidentale gli garantisce in nome di una democrazia troppo spesso invidiata e attaccata. Sarà forse per questo motivo che sul luogo delle stragi si rinvengono spesso i passaporti europei degli attentatori. E allora cosa c’è che non funziona? In quale guerra siamo stati realmente catapultati?

Intanto, in rete si susseguono i commenti di coloro, cittadini europei da sempre, che si interrogano sul fatto se sia giusto o meno sostituire alla politica dell’accoglienza quella dell’odio e del disprezzo verso coloro che invidiano il nostro inno alla vita e alla pacifica convivenza tra i popoli.

(a cura di Obiettivo Italia)

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