Elezioni amministrative 11 giugno 2017

Elezioni amministrative 11 giugno 2017

Da un’analisi accurata dei risultati di queste amministrative emerge chiaramente come il fallimento del M5S nelle più grandi Città, ma non solo, si chiami Raggi/Appendino. Quando il “lamentarsi” diventa cronico la mente non si rende conto di essere passati dalla minoranza alla maggioranza. Questo è quello che è successo a Roma, dove il sindaco Raggi continua ad usare la solita tecnica (l’attacco alla maggioranza – PD/FDI/FI – ormai minoranza). Questo induce inesorabilmente l’elettore ad un’assuefazione nei confronti di coloro i quali dovevano “aprire il parlamento come una scatoletta” ma che adesso si rendono conto che amministrare la cosa pubblica non è cosa facile. Il m5s, a mio modesto parere, dovrebbe far riflettere la “Politica Tradizionale” sul fatto che all’italiano il grido onestà interessa poco se non è seguito dalle parole professionalità, serietà e conoscenza. Se la vecchia politica non si fosse spogliata di questi valori, il M5S sarebbe stato solo uno spettacolo visto in un teatro. Purtroppo cosi non è andata ed i risultati si sono visti (percentuali nazionali oltre il 20%).

Ad oggi però, la grande colpa dei grillini è stata quella di non riuscire a selezionare la nuova classe dirigente. Casualmente si sono avuti i Pizzarotti di turno (peccato che poi siano stati allontanati dal movimento…) e l’effetto novità sembra aver lasciato spazio alla parola delusione.
Questi risultati amministrativi dimostrano che i partiti tradizionali si sono ripresi i loro spazi. Adesso però spetta ai politici ritornare a fare politica con la P maiuscola. Non basta dire: “ve lo avevamo detto che il M5S non aveva le competenze per amministrare un città, figuriamoci una Nazione”, occorre riappropriarsi di quella moralità che per troppo tempo è stata cancellata dai dizionari dei palazzi del potere. L’esempio Genova dimostra che, quando il cdx riesce a trovare la sintesi su una persona credibile come Bucci, nulla può l’antipolitica o la sinistra delle divisioni e delle lotte interne.

Il tempo del gioco delle tre carte (dove indipendentemente dal ruolo, i protagonisti sono sempre i soliti personaggetti) è finito ed i grandi partiti sono chiamati ad affrontare una prova importante: ridare credibilità a questo Paese. Lo ha chiesto Genova lo scorso 11 Giugno, lo richiederà il Paese alle prossime elezioni politiche.

(a cura di Alessandro Esposito)

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