EMERGENZA PROFUGHI: CHI HA MENTITO SUL RUOLO DELL’ EUROPA?

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Dopo lo scoppio dello scandalo giudiziario che ruota intorno al business dell’accoglienza, della sistemazione negli alloggi e del trasferimento dei profughi sul territorio nazionale sono sempre più convinto che il fallimento della nostra governance in fatto di immigrazione non sia del tutto casuale. Essa nasce come emergenziale, si sviluppa come fortemente a rischio e scientemente culmina nel disperato bisogno di gestirla con l’approvvigionamento di risorse crescenti, soprattutto economiche, da parte dell’Europa.

In altre parole, ci si convince sempre di più che – sino ad oggi – ci hanno voluto far credere che la responsabilità di tutto ciò fosse legata solo ed esclusivamente al ruolo giocato dall’Europa che, di fronte alle tante vittime del mare, ha pensato bene di lasciare all’Italia il difficile compito di fronteggiare l’emergenza. Dopo lo scandalo giudiziario di questi giorni (che ha portato all’arresto di politici, consiglieri, faccendieri vari, funzionari della P.A., ma anche esponenti di partito) è emerso, però, uno scenario completamente diverso rispetto a quello narrato su giornali e TV. Chiariamoci: il fenomeno sbarchi va affrontato a livello europeo ma ciò che emerge da questa inchiesta indurrebbe a pensare (e il condizionale è d’obbligo visto che oggi va tanto di moda) il contrario, ossia che l’Europa sia stata volutamente estromessa proprio per consentire a tanti faccendieri nostrani di gestire il flusso migratorio in maniera indisturbata e solitaria.

In altre parole, questo scandalo giudiziario scagionerebbe l’Europa agli occhi dell’opinione pubblica e penalizzerebbe ancor di più il nostro Paese anche sul piano della discriminazione razziale. Eppure i soldi stanziati dall’Europa per l’emergenza continuano ad arrivare. Parliamo di tanti soldi (piu di 500 milioni di euro negli ultimi anni) che, invece di essere impiegati come dovrebbero, vengono distratti per finalità diverse (almeno questo è quello che emerge dalle notizie di cronaca giudiziaria). Alla fine gira che ti rigira è sempre una questione di cricca. Un modello spregiudicato di gestione che ormai va avanti da anni e che adesso anche l’Europa guarda come una minaccia sul piano dell’attuazione delle politiche comunitarie. Infatti, non è la prima volta che si verificano casi di questo tipo. Sul punto, ricordiamo lo scandalo legato alla ricostruzione dopo il terremoto dell’Aquila, quello legato al G8 sull’isola della Maddalena e da ultimo anche quello sull’EXPO. Insomma, in questo Paese non c’è un solo settore, finanziato con soldi pubblici, che non sia stato contagiato dal virus della “cricchite”. Una lista infinita di personaggi che sarebbero tutti accomunati dal medesimo interesse: fare business sull’emergenza legata alle disgrazie altrui.

In considerazione di ciò, la domanda da porre agli italiani dovrebbe essere un’altra: l’Europa ci ha lasciati veramente da soli o è stata la cricca che ha preferito estrometterla per una gestione casalinga di un fenomeno che ora rischia di scoppiarci in mano come un petardo a capodanno? Se le cose stanno realmente così allora non dovremmo neanche meravigliarci se gli altri Stati membri minacciano di chiudere le frontiere. Ma cosa pretendiamo dopo che il Viminale ha ammesso di aver perso le tracce su 50.000 (forse sono anche di più) immigrati? Possiamo mai pretendere che gente senza nome, senza documenti e per di più senza una fedina penale possa circolare liberamente da uno Stato all’altro? Gli altri Stati membri avranno pure il diritto di negare il passaggio a persone scappate dai vari centri di accoglienza presenti nel nostro Paese? Invece, dopo gli arresti di questi giorni, si è acceso un ulteriore faro sugli aspetti giudiziari dell’emergenza profughi tanto che l’Europa stessa è ritornata ad avere un ruolo attivo e diretto sul piano degli interventi congiunti necessari a contrastare il fenomeno. Di chi è allora la colpa? Tutta dell’Europa? Della cricca?

Una cosa è certa: questo fenomeno è destinato a crescere ogni giorno di più e, pertanto, ci si aspetta dal nostro Governo un intervento concreto orientato ad una politica sull’immigrazione che sia credibile sul piano umanitario ma, soprattutto, affidabile su quello internazionale.

(a cura di Obiettivo Italia)

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