L’ASTENSIONISMO: UNO TSUNAMI CHE DEVE FAR RIFLETTERE.

Elezioni regionali

“Per commentare i risultati elettorali di oggi abbiamo deciso di ospitare sul nostro sito  anche il contributo di chi, della riflessione politica, ne fa un momento di analisi ed ampio confronto”. 

Tsumani per il centrodestra che soccombe in Emilia Romagna e in Calabria, con un’affluenza bassissima che testimonia la disaffezione nei confronti della politica e delle regioni, percepite anche in virtù dei sistematici casi di sprechi nell’utilizzo dei rimborsi a disposizione dei gruppi consiliari emersi in molte parti d’italia come centri di spesa su cui occorre aprire un serio dibattito.

Renzi e il PD si confermano alla guida dell’Emilia e strappano la Calabria a un centrodestra che versa in uno stato comatoso. Salvini, abile comunicatore, aduso al populismo, capace di parlare alla pancia del paese come pochi altri raggiunge il 20% in Emilia, svuotando Forza Italia sempre più lacerata, divisa e ormai prossima all’estinzione, erodendo consensi ai grillini e ridimensionando Fdi-AN che non va oltre il 2%. La destra paga il tentativo, peraltro maldestro, di scimmiottare la lega inseguendola su un terreno, quello del populismo a lei decisamente più congeniale, del resto tra l’originale e la copia è fisiologico che si scelga la prima opzione. Paga anche la sterzata verso una destra ossessivamente identitaria, lepenista che più che costituire l’evoluzione naturale di Alleanza Nazionale, ha fatto sua la mission di raccogliere l’eredità del movimento sociale italiano tenendosi ben lontana dal 16% che raccolse la destra politica dopo il congresso di Fiuggi del ’94.

Le faide che minano Forza Italia con l’istituzionalizzazione della minoranza interna guidata da Fitto e con i sempre più frequenti sfoghi dei malpancisti, l’irrilevanza del Nuovo Centrodestra imporrebbero un cambio di rotta teso a raccogliere i consensi degli elettori ex AN e degli ex PDL attraverso un processo inclusivo, capace di creare le premesse per un soggetto a vocazione maggioritaria che non si autoreleghi a destra ma ambisca a essere motore e guida dell’intero centrodestra. Auspico si apra una riflessione che, a qualche mese da altri appuntamenti elettorali di assoluta rilevanza, vedranno tra l’altro i pugliesi chiamati a eleggere il nuovo governo regionale in una terra in cui il centrodestra quando si propone a ranghi compatti è premiato dal consenso. Occorre rifondare il centrodestra partendo dal ricorso alle primarie a tutti i livelli per la selezione della classe dirigente, da una piattaforma programmatica autenticamente riformatrice, da un leader forte di un’investitura popolare, mettendo in discussione <<se necessario>> anche sigle e assetti.

Un processo improcrastinabile <<non è a Salvini che ci si può affidare>> sarebbe una sorta di polizza sulla vita per Renzi cui serve contrapporre un centrodestra autorevole, finalmente competitivo. Capace di riappropriarsi della rappresentanza di un blocco sociale costituito da giovani, disoccupati, artigiani, piccoli e medi imprenditori delusi dalla mancata rivoluzione liberale e che costituiscono la maggioranza naturale del nostro paese.

(a cura di Pino Callà)

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