L’evasione non può essere la soluzione alla crisi

“Da Obiettivo Italia un campanello d’allarme”

stratfor-articoloNon molto tempo fa, il quotidiano ItaliaOggi ha riportato la notizia di uno studio condotto dalla Stratfor Global Intelligence (società texana di analisi geopolitica con sede operativa ad Austin) sulla situazione economica del nostro paese. Secondo questo rapporto l’Italia si salverebbe grazie proprio all’evasione fiscale. Questa notizia di rilevante interesse socio-economico è però passata inosservata. Sarà stato forse l’effetto negativo di uno scaramantico venerdì 17? Sul punto, anche se il titolo può sembrare una sorta di invito mascherato per una salvifica evasione, nei fatti però non è proprio così.

Secondo i dati riportati dalla società texana, l’Italia risulterebbe più in salute rispetto agli altri paesi europei e rispetto anche a quello che si potrebbe pensare se ci si affidasse interamente all’andamento delle maggiori borse del vecchio continente, proprio perché caratterizzata da una forte economia sommersa. Per meglio comprendere la valenza di questo rapporto, si è provveduto a riportare di seguito un passo importante dell’articolo pubblicato da ItaliaOggi: “…in Italia c’è un’economia sommersa che oscilla tra il 17 e il 21% del prodotto interno lordo. In soldoni si tratta di una cifra che va dai 270 ai 340 miliardi di euro. Al di là del numero esatto, dice Stratfor, «le più accreditate e indipendenti analisi ritengono che l’Italia abbia una delle maggiori economie sommerse dell’Europa occidentale, pari al doppio di quelle di Germania e Francia». Naturalmente il cuore del problema è rappresentato da un’evasione fiscale che si palesa in forme differenti, «dall’elusione alla sovrastima dei costi di produzione».

Sul punto, prosegue il report, il governo Monti è intervenuto con una campagna di ispezioni e con alcune norme in tema di tracciabilità (vedi il tetto dei mille euro per il pagamento cash dello stipendio ai dipendenti pubblici). Ma la realtà più complessa, spiega Stratfor, è che «l’economia sommersa è di fatto una rete di sicurezza» che «le autorità, soprattutto a livello locale, tollerano e spesso incoraggiano per evitare il malcontento sociale e per guadagnare voti». Il risvolto positivo, se così si può dire, è che «l’economia sommersa ha ammorbidito gli effetti della crisi», al punto che «se si combinano attività economiche alla luce del sole, evasione e attività criminali, l’Italia risulta un paese molto più in salute di quel che sembra». Monti, in sostanza, è costretto a fare numeri di equilibrismo tra le esigenze di cassa e il riconoscimento di una situazione che comunque sta aiutando gli italiani a tenere botta. Certo, il report non dimentica il ruolo della famiglia, anch’essa considerata nel novero di «quegli strumenti economici, sociali e politici» che stanno salvando l’Italia dalla deriva”.

Sul punto, già in passato l’ Associazione Nazionale Obiettivo Italia aveva lanciato l’allarme evidenziando il rischio di come questo malcostume nazionale – ossia quello dell’evasione fiscale – potesse addirittura mutare in strumento di contenimento delle tensioni sociali che si manifestano in periodi di forte recessione. In altre parole, muta da fenomeno negativo ad ammortizzatore sociale. Sono del presidente dell’Associazione, Gregorio Esposito, le parole “Bisogna fare molta attenzione a questa situazione perchè si rischia di spostare l’asse della legalità in favore di un’evasione strutturale”.

Ossia “… si rischia che la società civile possa iniziare a guardare all’evasione fiscale non più come ad un fenomeno negativo da debellare, bensì come ad uno strumento di sopravvivenza che consente la creazione di ammortizzatori sociali c.d. fai da te”. Questo timore è rafforzato dal fatto che, l’evasione pur essendo un fenomeno negativo che toglie forza ed energia al Paese, è pur sempre moneta che resta fuori dal circuito bancario e dal prelievo da parte delle Autorità competenti. A ciò si aggiunga che, chi evade è sempre più convinto – soprattutto i piccoli evasori – di sottrarsi alle grinfie di quegl’operatori di settore che oggi speculano sui risparmi degli italiani.

In altre parole, il denaro frutto dell’evasione è ricchezza che – per forza di cose – resta in circolazione sul territorio nazionale e che, pertanto, si sottrae a quella mutazione genetica che trasformandolo in moneta virtuale (e di conseguenza in prodotto finanziario da quotare in borsa) finirebbe per collocarlo al di fuori dei confini nazionali. Conseguenza del quale si finirebbe col togliere, anche in questo caso, fiato e respiro per quei soggetti – spesso piccoli imprenditori – che oggi maggiormente risentono degli effetti negativi della crisi. In tutto questo però, c’è da ammettere che il sistema paese ha retto meglio di molti altri paesi europei ma, non dobbiamo dimenticare, che l’evasione fiscale è per sua natura un male.

Sul punto, l’Associazione Nazionale Obiettivo Italia ha voluto mettere in evidenza, non già la carenza di azioni idonee a debellare il fenomeno, quanto piuttosto quello di come il cronico problema dell’evasione possa sostituirsi a politiche economiche di contenimento dell’attuale situazione di malessere sociale. Se non si prende atto di questa conseguenza, si rischia veramente di condannare l’intero Paese a vivere nell’illegalità. Noi di A.N.O.I. abbiamo già lanciato l’allarme in tempi non sospetti, non già su una crisi voluta a livello globale e difficilmente gestibile in essenza di una solida politica d’unione, bensì sul fatto di come la mancanza di politiche interne serie ed efficaci possano spostare l’asse della legalità in danno di quella cittadinanza che sino ad oggi ha scelto di vivere e lavorare con onestà.

Infatti, non è un caso che a scendere nelle piazze per manifestare siano sempre più imprenditori e lavoratori che temono di perdere rispettivamente le loro aziende o/e il loro posto di lavoro. Questo dato dovrebbe indurre l’attuale classe politica ad attivarsi concretamente con riforme serie capaci di scongiurare questo rischio. Non possiamo permetterci di perdere anche quella parte di società civile che ha scelto il lavoro come strumento di conservazione della legalità in Italia.

(a cura di Gregorio Esposito)

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