Perché la dea giustizia è sempre bendata?

dea giustizia

 A volte ci si chiede se la figura mitologica della dea bendata della giustizia abbia o meno un qualche collegamento con la cecità di tutte quelle forze politiche (e non solo) che, di fatto, non vogliono risolvere i numerosi problemi che affliggono la giustizia italiana. Queste ultime sono così nascoste dietro la benda dell’indifferenza che non si preoccupano neanche delle sanzioni che l’UE applica al nostro paese. Dall’alto dell’Olimpo del rapporto Doing Business sui tempi della giustizia siamo precipitati giù lungo i pendii dell’inefficienza sino a giungere dove Angola, Gabon, Guinea, São Tome, Gibuti, Liberia, Sri Lanka e Trinidad ci guardano sorpresi.

Una verità che ci dice che l’Italia (in fatto di giustizia) è già fuori dall’UE. Ancora forti tuonano le parole di Zeus “Non possiamo andare avanti così” che, nella relazione inaugurale dell’anno giudiziario di quel non molto lontano 2009, come saette si scagliarono sulla terra dei mortali sino a farla tremare.

Decenni e decenni di vuoto parlare che della benda imputata ne hanno, addirittura, modificato il suo significato: “L’equilibrio violato è l’emblema di un‘immensa voragine sociale”. Possiamo davvero credere che la situazione giudiziaria sia così ingarbugliata solo perché si teme che nel risolverla si possa, più o meno, agevolare l’unica figura di minotauro mediatico ancora vivente Silvio Berlusconi?

E, ancora, alla regola “Please! Don’t touch this man” si pensa davvero che basti una sentenza di condanna, come quella di 7 anni in primo grado a Berlusconi, per esprimere credibilità ed efficienze giudiziarie oggi visibilmente compromesse?

Diciamocelo: argomenti come la responsabilità dei magistrati, il legittimo impedimento, la prescrizione breve, ecc. sono solo alcuni degli alibi creati ad hoc da questa politica che, invece, ha interesse a non cambiare un bel nulla. Dalla destra alla sinistra, passando per il centro, questa classe dirigente dimentica (soprattutto in questo periodo di crisi globale) che il costo dell’inefficienza, quasi sempre, è più elevato della sua stessa risoluzione in termini d’efficienza.

Ed allora perché non riformarla nella misura in cui si vada nella direzione di tutti i cittadini?

L’Italia, purtroppo, è un paese dove alla verità si preferisce sempre una bugia ben vestita e, magari, pure bendata.

 

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