RIFORME: COSTITUZIONALISMO IMPERFETTO?

COSTITUZIONALISMO

Da Obiettivo Italia non solo segnali d’allarme.

Nel nostro Paese c’è qualcosa che non funziona come dovrebbe e tutti sembrano interessati a non occuparsene. Alle prese con uno studio sul costituzionalismo italiano Obiettivo Italia si ritrova a riflettere su un tema delicato: “La nostra e’ ancora una costituzione attuale?”

Osservando la realtà che ci circonda, si capisce subito che essa ha smesso di esserlo perché ha smesso di ricercare e capire quali sono le reali esigenze dei suoi concittadini. Inoltre, essa (Costituzione) è stata allontanata anche da quella attività partitica impegnata più che altro a garantire se stessa con riforme costituzionali orientate agli equilibri sulla democrazia dei gruppi di potere e non sul conseguimento del benessere collettivo.

Se le cose stanno in questi termini e se per la maggior parte dei cittadini attuale significa ciò che esiste nel presente e che offre sempre una chiara fotografia di ciò che siamo, allora possiamo ancora affermare che “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”?

Il tenore di queste parole è anacronistico e diventa difficile smettere di crederlo con più di 3,5 milioni di disoccupati. Così come diventa difficile continuare a pensare a qualcosa di democratico visto che i poveri in Italia sono più di 6 milioni. Se questi sono i dati che fotografano il nostro presente, come si fa a continuare a credere alla favola dell’art. 1, comma 1, Cost.? Inoltre, siamo veramente convinti che chi lavora sia realmente una persona libera visti gli stipendi da fame e i mutui trentennali da pagare pur di avere un tetto sulla testa? In verità, questi numeri sono il segnale d’allarme di una Costituzione divenuta imperfetta. L’articolo 1 Cost., così come molti altri articoli della costituzione, non funzionano più. Il modello statuale richiamato non esiste più e non ha neanche forza a sufficienza per continuare ad imporsi come tale. Quando è stato concepito chi lo ha fatto non avrebbe mai pensato che un giorno si sarebbe dovuto confrontare (o peggio ancora scontrare e difendere) con gli effetti negativi della globalizzazione, delle limitazioni di sovranità imposte dall’Europa e dall’avvento esponenziale delle nuove tecnologie.

Il costituzionalismo ereditato nella nostra carta è figlio di un’era che non ci riguarda e non si può neanche pretendere che ci conduca, così com’è, in un prossimo futuro. E’ arrivato il momento di guardare oltre e di immaginare una Costituzione più dinamica, leggera e in grado di percepire e codificare ciò che rappresenta l’attuale. In altre parole, bisogna puntare ad un costituzionalismo che sia in grado di favorire la creazione di una nuova tavola di valori condivisi e che, al contempo, sia in grado di unire e non di dividere come spesso accade quando si è portatori di interessi eterogenei. Bisogna fuggire da ogni forma d’ingiustizia sociale perché essa stessa neutralizza anche il più rigido dei costituzionalismi conosciuti sino al punto di negare l’esistenza dei diritti conquistati con il sangue dei nostri padri.

Se oggi mi fosse dato lustro di emendare anche un solo comma della nostra amata Costituzione (quella stessa che i politici hanno interdetto con il loro non fare per il popolo) allora comincerei proprio con l’articolo 1, comma 1, Cost. Lo riscriverei come colui che con animo giovane va incontro alla vita: “L’Italia è una repubblica fondata sul futuro e la felicità”. In queste due sole parole, più di ogni altre oggi conosciute, Obiettivo Italia riesce a percepire l’importanza dello Stato e del suo essere attuale per la sopravvivenza dei diritti e della comunità che li incarna. E’ in esse che si raccoglie quella ricerca costante dei bisogni dell’uomo oltre la limitante percezione del lavoro come generatore di futuro bastevole solo a se stesso. Grazie ad esse si può finalmente fuggire da quella illusione sensoriale di vivere in una Repubblica democratica che finge di generare diritti ma che invece fomenta solo ingiustizie sociali mettendo gli uni contro gli altri.

Puntare al futuro ed alla felicità degli uomini significa oggi tutelare il lavoro, la salute, l’ambiente e i frutti che la terra dona a chi ne ha cura preservandoli al contempo anche per le generazioni che verranno. E’ questa la strada da percorrere per beneficiare di una Costituzione che sia sempre attuale perché in sintonia con il naturale scorrere della vita.

Fuggire oggi da tutte quelle riforme costituzionali che altro non sono che il frutto sbagliato di una classe politica inadeguata (orientata solo a salvare se stessa dai propri fallimenti) è il primo passo per aprire la strada al rinnovamento ed a nuove politiche pubbliche in grado di integrare ciò che ci siamo dati come un nuovo DNA sociale finalizzato alla condivisione di una nuova tavola di valori.

(a cura di Gregorio Esposito)

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