IL RISO AMARO DEL JOB ACT

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Il Job Act ormai è legge. Quella annunciata da Renzi passa come una riforma epocale. Essa cancella definitivamente l’articolo 18 e introduce un sistema di “tutele crescenti”. In altre parola una riforma conveniente per tutti (almeno questo è quello che vorrebbero farci credere). Nuovi contratti, maternità, calcolo degli indennizzi per i licenziamenti, ammortizzatori tutti rinnovati (sembrerebbe) nell’interesse dei lavoratori. Peccato che bisognerà attendere ancora qualche decreto attuativo prima di testare concretamente se questo sistema è in grado di invertire la rotta sul crescente aumento della disoccupazione.

Adesso, però, accontentiamoci di qualche tweet in più e di maggior notorietà passando da un programma di comunicazione politica all’altro. Eppure, se dovessimo riflettere poco poco su tutti i personaggi di questa strepitosa pagina di storia, noteremmo da subito che continua a mancare qualcuno. Abbiamo un premier giovane e rottamatore; dei sindacati che protestano come solitamente si fa in queste grandi occasioni; abbiamo una parte di partito che litiga con l’altra rimasta più vicina al proprio segretario; abbiamo dei manifestanti che al passaggio dei politici lanciano uova invece di fiori; abbiamo alcuni quotidiani che esaltano i risultati ottenuti dal premier mentre altri puntualmente lo criticano. Ma, in tutto questo, continua ancora a mancare qualcuno. Chi sarà mai? Ecco ci sono!!! Mancano i quasi 12 milioni di elettori che alle ultime elezioni europee hanno votato per il PD (e per Renzi). Riflettendo, può essere mai che questi non scendano in piazza a festeggiare la vittoria di questa grande rivoluzione del lavoro? Forse non scenderanno tutti insieme. Magari neanche una buona metà. Ma, dico io, tra questi ci saranno pure un paio di milioni di elettori pd pronti a scendere in piazza per festeggiare il Job Act di Renzi. Invece niente caroselli, niente piazze in festa e niente servizi tv. In altre parole, niente di niente. E’ forse il nostro un popolo ingrato? Gli risolvi i problemi e non dimostra neanche un minimo di riconoscenza? Non dico che oggi si dovrebbe celebrare la festa nazionale delle “tutele crescenti” (che cancellerebbe di fatto quella del 1° MAGGIO), ma almeno per un cenno di ringraziamento questo governo se l’è meritato.

Ad ogni buon conto, in questo riso amaro che cancella la storia e con esse le grandi vittorie del passato una cosa è certa: “Il passaggio dalle tutele concrete a quelle crescenti è così sottile che con un colpo di spugna (166 voti favorevoli) è caduto anche l’ultimo baluardo dello Stato di diritto”.

(a cura di Obiettivo Italia)

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