ESTREMISMO ITALIANO e SACRIFICIO DI PATRIA

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Cos’è oggi l’estremismo?

Certo trovare una risposta a questa domanda sembra una cosa banale. “L’estremismo è tutto ciò che sta fuori dalla democrazia”. Lo stare fuori (per come siamo abituati noi) è cosa ben diversa dall’esser fatti fuori. Se dovessimo tentare, in chiave democratica, di interpretare questa locuzione scopriremmo subito (e con grande stupore) che siamo diventati tutti un po’ estremisti a causa di uno stato che ha smesso di fare lo Stato.

Se vogliamo, 3.326.000 disoccupati fatti fuori dal mondo del lavoro sono solo uno dei tanti esempi di estremismo all’italiana.   A questi poi basta aggiungere i numeri di chi, invece, è stato sfrattato per morosità incolpevole, o di chi (per via di una separazione o di un divorzio) è finito col fare la fila alle mense della Caritas. Gente perbene ma tutti fatti fuori dal sistema. E allora disoccupati, precari, pensionati e senzatetto sono stati tutti, inconsapevolmente, messi fuori proprio dallo Stato di diritto. Una sconfitta per questo Paese perché ci dice che in giro c’è sempre più estremismo e sempre meno democrazia. Piano piano ci stanno catapultando in una nuova dimensione sociale che fa paura. Una distanza troppo lunga da essere colmata con lo strumento della democrazia ma tanto corta da esplodere come una bomba attraversandola tutta con un solo gesto: quello della disperazione. Sembra quasi che lo Stato stesso, con le sue scelte legate alla non politica, generi il morbo dell’estremismo (un prendere le distanze dalla vita reale dei suoi cittadini) che, presto o poi, culminerà con l’autodistruzione. Masochismo politico o cosa?

Eppure nelle nostre menti il concetto di estremismo è ben definito. Quasi sempre lo associamo a fatti di atroce violenza. Certo è che quando sentiamo pronunciare questa parola, quasi tutti immaginiamo un qualcosa che non ci appartiene ma, nonostante ciò, ci svuota dentro per far posto all’oscurità della negazione. Si finisce col rovesciare ciò che ormai è già rovesciato di suo. Si cede il posso al fanatismo del super io (anche qui quello più estremo) per illudersi di aver ancora qualche chance di decidere per gli altri nel nome di una democrazia oggi latitante. La verità è che il nostro modo di essere estremisti è la conseguenza di un fatto che ci lega inesorabilmente a questa visione dello Stato. Essa non ha nulla di assimilabile alle “distanze” ideologiche tipiche dei movimenti estremisti simili a quello dell’Isis ma, negli effetti, si comporta allo stesso modo. L’unica differenza è che questi ultimi non si allontanano ma si avvicinano sempre più e fanno tremare perché in seno nutrono il virus dell’altro stato. Quello che non ci identifica. Questo implica che se da un lato anche questa rappresenta una forma di minaccia per il nostro paese, dall’altro ci conferma che siamo prima di tutto vittime di chi prende le distanze proprio da noi stessi, dalla nostra onestà, dalla nostra dignità, dalla nostra capacità di fare dello Stato italiano uno Stato migliore. Senza punti di riferimento proprio quest’ultimo sembra prediligere l’azione del metterci alla porta per prendere le distanze dalle sue debolezze e dalla verità sui suoi errori passati e presenti.

E allora le mafie, la corruzione, la collusione ed ogni altro male che impoverisce questa nazione coprono queste distanze con un’anomalia che, anche se ci rifiutiamo di accettare, è diventata la via normale che si impone con violenza su tutto e tutti. Accertare la verità è diventata oggi una cosa sconveniente e inutile. Si consuma meno energia a mettere qualcuno fuori da qualcosa per fare posto a qualcun altro che impegnarsi a punire i colpevoli. Questo avviene in una istituzione come in un partito; in una commissione come in un programma TV che ha smesso di fare audience. Se le cose stanno così come le abbiamo descritte allora le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica “L’ estremismo e il fanatismo sono minacce reali” dovrebbero farci temere al peggio. A quali reali minacce Egli si riferisce veramente? Vuole forse annunciarci la fine di un’era o semplicemente che non esistono più altre soluzioni tanto da meditarne la resa con le sue dimissioni?

Se questo è l’epilogo che ci attende allora mi chiedo a cosa sia servito questo nostro ennesimo sacrificio di patria.

(di Gregorio Esposito)

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